Claire e Julie:
Per la prima volta, sabato, Claire e Julie completano la roadmap recuperando le otto boe. “Ho scattato anche una foto perché non ci credevo!” racconta Julie. “Ci sono volute 12 ore, abbiamo percorso qualcosa come 300 chilometri... ma ce l’abbiamo fatta!”
Claire è alla guida ed è più sensibile al comportamento della vettura. “Adesso riesco a valutare meglio la nostra altezza da terra e a capire se possiamo superare un ostacolo o meno.” Ma il percorso è irto di insidie che non risparmiano l’equipaggio. “Ho forato quattro volte in un week-end: quindi ho ancora ampio margine di miglioramento!” dice con un sorriso complice.
Cric, cinghia, kit di gonfiaggio, rampa di disinsabbiamento: in questo fine settimana è stato utilizzato tutto il materiale messo a disposizione con Dacia Duster. Per tirarsi fuori dai guai o per portare soccorso ad altri equipaggi. In un momento di distrazione, il kit di gonfiaggio è stato lasciato a bordo pista. Per fortuna Audrey e Sonia, che viaggiavano a qualche chilometro di distanza, l’hanno trovato e portato con sé fino al bivacco. Evviva la solidarietà!
Sylvie e Marie:
Serenità e costanza sono le parole d’ordine di Sylvie e Marie. La tensione dei primi giorni ha lasciato posto alla concentrazione. E forse questo è anche l’unico rimpianto dell’equipaggio belga: “Pensiamo solo a guidare, non vogliamo rischiare di perdere tempo per paura di mancare qualche boa. Peccato non riuscire a goderci meglio il paesaggio” confida Marie. “Praticamente facciamo lo stesso percorso dei 4x4 con un SUV!” fa notare Sylvie, la pilota. A quanto pare, determinazione e precisione pagano. Domenica, dopo una deviazione di soli 23 chilometri rispetto al percorso teorico ottimale, la coppia arriva al bivacco prima del calare della notte. “Finalmente! Era la prima volta” esclama Marie. I loro calcoli di navigazione sono corretti, la tecnica di pilotaggio è adatta alla complessità dei rilievi incontrati. Un grande in bocca al lupo per la tappa maratona di inizio settimana!
Sonia e Audrey:
Week-end travagliato per l’equipaggio di Sonia e Audrey.
“La giornata di sabato è stata particolarmente difficile, fisicamente e moralmente” dice Audrey. “Abbiamo avuto un po’ di paura. Siamo entrate in un palmeto che si è rivelato un labirinto e abbiamo perso tempo, ma siamo comunque riuscite a recuperare sei boe su otto.” Di ritorno al bivacco verso le 20:30, l’obiettivo è uno solo: riposare.
L’indomani, cambio di programma, cambio d’umore. Le nostre gazzelle Sonia e Audrey ripartono con più ottimismo. Apprezzano gli stupendi paesaggi, scoprono con piacere nuovi rilievi. Audrey, al volante, temeva le dune e si stupisce di esserne uscita senza troppe difficoltà. Anzi, osserva che “la guida è più fluida sulla sabbia che non sulla roccia accidentata”.
Sonia sottolinea l’importanza di incontrare qualcuno lungo il percorso. “Quando viaggi per chilometri in totale solitudine, hai bisogno di ‘buttare fuori’ quello che hai dentro, di allentare la tensione. Commentare insieme una difficoltà riscontrata o la correttezza di una manovra... aiuta.” Oggi il terreno sembrava più congeniale. “Abbiamo individuato più punti di riferimento rispetto a ieri e ci sentiamo cariche per la tappa maratona di domani” concludono.
Isabelle e Dounia:
Io e Dounia abbiamo concluso la prima tappa facendo “fronte comune” con un altro equipaggio, quello di Fabienne e Céline (team 150). Siamo arrivate per prime a quattro boe su sette in questa corsa. La prima parte della corsa è andata così così. La fortuna non girava, ma ci siamo riprese quasi subito. Si riconfermano le sensazioni provate ieri, nel prologo, al volante della nostra Duster. “Sono fiduciosa” dice Dounia. “Oggi abbiamo superato le dune senza problemi.”
Marie e Sylvie:
Marie partecipa al Rally des Gazelles per la quarta volta ed è stupita dalla difficoltà del percorso, più complesso rispetto agli anni passati. Ma è comunque estremamente soddisfatta dei risultati di inizio giornata: “È filato tutto liscio. Siamo sempre arrivate dritte alla boa, ottimizzando il numero di chilometri percorsi. Nonostante le lunghe distanze, abbiamo verificato la precisione della nostra navigazione e ci sentiamo riconfortate”. Sylvie, dal canto suo, aveva partecipato all’edizione 2006 del Rally des Gazelles. Quest’anno è al volante di Dacia Duster e i suoi giudizi sono senza appello: “Sono strabiliata dalle capacità di quest’auto. Abbiamo viaggiato su fondi molto accidentati, coperti di pietre”.
Julie e Claire:
“C’è stato un problema nell’assegnazione degli itinerari e ci siamo ritrovate a percorrere il tracciato dei 4x4, mentre noi corriamo nella categoria SUV. In ogni caso, è andato tutto bene” precisa Claire “ma non abbiamo avuto il tempo di fare tutto e abbiamo dovuto rinunciare a cercare la settima boa.” Julie, nonostante le innumerevoli punture di zanzara, non perde il sorriso. “Duster non teme ostacoli, anche se siamo state sballottate un bel po’ per via del terreno irregolare. Oggi ci siamo insabbiate per la prima volta, ma con le rampe ne siamo venute fuori in men che non si dica!”
Sonia e Audrey:
“Stamattina siamo partite di umore euforico. Il pomeriggio, invece, è stato più difficile” racconta Sonia. “C’era molta foschia, non riconoscevamo i rilievi, non si trovavano i punti di riferimento. La triangolazione era impossibile!” “In questi casi” rincara Audrey “quando non puoi fare calcoli, ti affidi all’intuizione. E noi, per fortuna, ne abbiamo avuta! Immagina di dover tenere la traiettoria per 15-20 chilometri, senza punti di riferimento, mentre sei costretto a fare continue deviazioni per evitare gli ostacoli. Proprio quello che è capitato a noi!” Si capisce quindi la gioia delle nostre gazzelle all’arrivo alla terza boa (nella foto). “Il panorama era spettacolare, la boa era posizionata in fondo a una grande piana. Esattamente dove pensavamo che fosse” conclude Sonia.
Ora le nostre gazzelle si concedono il meritato riposo. Con il vento, il rumore del gruppo elettrogeno e la sveglia puntata alle 4, la notte sarà breve.















